Iconocene (s.f., neol.)
[Dal greco eikṓn (εἰκών), «immagine, rappresentazione, somiglianza», e kainós (καινός), «nuovo, recente»; suffisso utilizzato in geologia e stratigrafia per denominare le epoche: Olocene, Antropocene, Pleistocene.]
Epoca contemporanea caratterizzata dalla produzione, circolazione e consumo massivo di immagini digitali, in cui l’immagine non è più oggetto di contemplazione ma ambiente in cui si è immersi. Le immagini hanno sempre costruito — e rimosso — senso, memoria e potere: nell’Iconocene questa condizione si intensifica fino a diventare permeante. Lo scroll continuo, le banche dati fuori dal controllo individuale, la delega algoritmica della visibilità e la difficoltà di riconoscere immagini reali dalle sintografie, definiscono le condizioni in cui le immagini vengono prodotte, mostrate e dimenticate. L’analfabetismo iconico non è un’eccezione: è l’esito strutturale di un sistema che premia il riconoscimento immediato sulla lettura, la circolazione sulla comprensione.
Vedi anche: post-fotografia, sintografia, algoritmo, editing, archivio visivo, analfabetismo iconico.
⚠ Prima regola: finzione dichiarata
Iconocene non è un termine riconosciuto da dizionari o discipline accademiche. È una parola che mi sono presa, per nominare qualcosa che sento reale e che non trovava nome altrove. Prima di arrivarci a modo mio ho provato altre parole.
Usala, se ti serve.
I principi nascono dalla ricerca, non la precedono.
Le immagini non sono neutre. Hanno grammatica, contesto, storia, intenzioni. E possono ingannare.
Credere alle immagini è un’abitudine culturale, non una proprietà delle immagini stesse.
Il contesto è parte dell’immagine. Toglierlo non lascia l’immagine intatta: la trasforma.
L’editing è una pratica critica, non solo tecnica. Scegliere, accostare, escludere, rallentare è già produrre senso.
La sequenza, quando c’è, non è neutrale. L’ordine delle immagini è interpretazione, non disposizione.
Il mezzo dice qualcosa sul messaggio. Come un’immagine circola, chi la produce e per chi, sono parte del suo significato.
Le immagini mentono anche contro il loro volere e l’intenzione dell’autore. Se il contesto non è sotto il diretto controllo dell’autore il significato può venir stravolto o rovesciato.
Articoli di iconocene











Sono Elisa e mi interrogo su quello che significa vivere nell’Iconocene. Sono photo editor, mi occupo di ricerca sulle immagini, scrivo di fotografia, cultura visiva e dei modi in cui le immagini costruiscono — e rimuovono — senso, memoria e potere. Sono anche fotografa.
Questo spazio nasce dalla mia newsletter,
Iconocene – Appunti di Editing
dove affronto più approfonditamente i temi che emergono dal mio lavoro attraverso gli appunti che ho preso per anni.
Iconocene: esplorazioni visive nel mondo contemporaneo
